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Dettagli Giocatore - Archivio Dati Solopescara.com


Cognome: Galvani 

Nome: Romano

classe: 1962 

Nazione:

Stagione: 1987-1988  Categoria: Serie A

Ruolo: Centrocampista     Presenze: 17     Reti: 2

 

Stagioni nel Pescara Calcio

Stagione Cognome Nome Pres Reti
1987-1988 Galvani Romano 17 2

 

Dettagli:

 

Romano Galvani nato a Manerbio, 25 agosto 1962.
Cresce nella Cremonese dove esordisce nel 1980-1981 in C1. Segue la scalata della società lombarda che conquista la massima serie nel giro di 4 stagioni con una doppia promozione (in B nel 1981 e in A nel 1984) dove non riesce a conquistare la salvezza.
Nel 1985 rimane in A essendo acquistato dall'Avellino per 3 miliardi di lire, ma non riesce ad affermarsi a pieno: solo 11 presenze e 1 rete. La stagione successiva scende di categoria passando al Bologna dove registra 36 presenze e 2 reti. La stagione successiva passa al Pescara in A dove per via di dissidi con l'allenatore scende in campo solo 17 volte segnando due reti.
Ritornato al Bologna, dopo pochi mesi passa all'Inter in uno scambio di prestiti di cui è protagonista assieme a Mika Aaltonen: solo 3 presenze per lui nella stagione dei record che si conclude con la vittoria dello scudetto. Nel 1989 torna al Bologna per la seconda volta, dove segue la triste parabola discendente della compagine felsinea che conquista l'ultimo posto in A nel 1991 e arranca l'anno successivo in B.
Nel 1992 si trasferisce al Palazzolo in C1 dove conclude la sua carriera calcistica a soli 31 anni.
In Carriera ha vinto un Campionato italiano con l'Inter nella stagione 1988/89
Appesi gli scarpini al chiodo, decide di abbandonare completamente il mondo del calcio. Attualmente fa l'agente immobiliare.


Club professionistici
1980-1985 Cremonese 97 (6)
1985-1986 Avellino 11 (1)
1986-1987 Bologna 36 (2)
1987-1988 ? Pescara 17 (2)
lug.-set.'88 Bologna 0 (0)
set.'88-1989 ? Inter 3 (0)
1989-1992 Bologna 57 (1)
1992-1993 Palazzolo 8 (0)





Galvani, un ribelle alla corte del Trap
Mediano dai piedi buoni e dalla lingua lunga: «Lo scudetto dei record non lo sento mio» «Ho corteggiato una ragazza che piaceva a Galeone: non ho più giocato» «Cosa vado a fare allo stadio: per vedere gente che corre?»

DAL NOSTRO INVIATO OSTIANO (Cremona) - Romano Galvani tiene un pallone in macchina. «Ogni sera, prima di andare a casa, lo butto sul prato e via, da solo: m' invento azioni, tiri, assist». Romano è cresciuto a qualche chilometro da qui, nella Bassa cremonese che si incontra con quella bresciana: Barbariga (Manerbio), paese di cocomeri, le «menonere» e di urlatori. «I padri di campagna non scherzavano, allora. Avevano sempre la voce per aria e menavano: sberle da tirare giù i muri». Non solo loro, alla faccia del metodo Montessori. «Il mio maestro ci strappava i capelli. Un giorno li abbiamo raccolti, messi in un sacchetto e l' abbiamo denunciato al direttore». I primi soldi Romano Galvani li fa andando a raccogliere radici, cornetti e carote nei campi. Romano è sempre stato un po' ribelle o, forse, è meglio dire controcorrente: non gli piaceva partecipare alla creazione dello stereotipo del calciatore e non aveva paura delle parole. Ancora adesso. Dello scudetto che può dire di aver vinto nel 1988-' 89, timbrando tre presenze con l' Inter dei record, dice che non l' ha vinto. «Sento più mia la Coppa Uefa raggiunta col Bologna un anno dopo, da titolare». All' Inter arrivò per via dello scambio con Aaltonen. «Una marchetta e lo sapevo, come sapevo che avrei giocato poco». È sempre stato considerato un terzino sinistro, ma lui non la pensava e non la pensa così. «Ero centrocampista offensivo, non veloce, piedi buoni, sapevo fare tutto, soprattutto il dribbling, ma da noi l' elasticità non esiste». Nella prima, storica Cremonese di Mondonico e Vialli lo avevano soprannominato «Galvao», per via di due gol al Lecce. A conferma di questa vena sudamericana, la rete, spettacolare, che segnò, con la maglia del Pescara, proprio all' Inter il 13 settembre del 1987 a San Siro. Prima di campionato: stop di petto, finta, dribbling e pallonetto a Zenga. Era poco diplomatico, ma adesso è molto migliorato, sostengono i suoi soci e amici Agostino Pezzani e Gisella Azzali che dividono la tavola della trattoria «La Croce Bianca» di Ostiano, una specie di ufficio: Romano riceve qui, ricevendo un trattamento da parente. È uno di quelli che «fosse stato diverso, con i mezzi tecnici che aveva». Ma lui è contento così. Racconta la sua storia senza concessioni alle eterne ipocrisie del pallone. «Di Galeone ho una grande considerazione come tecnico, ma un giorno mandò il suo vice a interrogarmi su una ragazza che piaceva anche a lui. "Che vuoi?" gli risposi a muso duro. Risultato: all' andata ho giocato 15 partite e al ritorno 2. Non sta in piedi che un allenatore decida per una cosa del genere». Era un latin lover? «Ero giovane e mi volevo divertire. Ma le donne non le ho mai considerate come un oggetto. Il latin lover deve essere un po' "figlio di", io non ho i numeri». All' inizio della stagione 1988-' 89 torna per due mesi a Bologna e poi finisce a Milano. «Chiesi a Beltrami: ma che vengo a fare? Non ti preoccupare, mi disse. Infatti: tre presenze. Sempre in panchina». Ricorda anche una squadra molto forte. «L' Inter di campioni ne ha avuti anche dopo, ma il problema è avere alle spalle una società solida. In quell' anno la società era il Trap, anche se all' inizio lo volevano mandare via». Poi vinsero in carrozza e ci fu da dividere la torta. «Ai titolari andava un premio di 238 milioni. A me ne volevano dare 150. Spiegai che chi sta in panchina, normalmente, aveva diritto al 70 per cento: calcoli alla mano: 18, 20 milioni in più. Così una volta mi chiamano in fondo al bus e mi processano. Pubblico ministero: Ricky Ferri: «Ci ha dato fastidio la tua insaziabilità». Dopo l' Inter, il ritorno a Bologna, dove gli fecero fare la fine di Monica Vitti con "Le Monde": lo diedero per morto. «Era mancato uno col mio nome che faceva il calciatore nei dilettanti. Feci uno scherzo al grande Gino Pivatelli. Lo chiamo con voce cavernosa: "sono il fantasma di Galvani". Per poco non gli prende un colpo». Non era un tipino facile. «Detengo un primato mondiale: ho fatto casino non solo se non giocavo io, ma anche se non giocava chi lo meritava. Ho fatto battaglie per Geovani, per Iliev. E' per questo che non sono rimasto nel calcio. Se devo vedere che gioca chi ha quel tale procuratore o l' amico dell' amico, allora preferisco le partite di beneficenza con gli amici. L' altro giorno incontro un mio ex collega, uno a cui sono rimasto legato. Era in tiro. Gli chiedo: dove sei stato? E lui: a Roma, in pellegrinaggio negli uffici della Gea per trovare un posto. Io durerei due secondi e mezzo: tolleranza zero. Sbaglio? E poi, del calcio non ho più bisogno». I soldi, Romano, non li ha buttati via. Ha un' attività nel campo immobiliare, ben avviata. «Ho sempre sorpreso anche colleghi che guadagnavano più di me. Gerolin mi diceva: «Prendi 250 milioni e ne metti via 300. Spiegami come fai». Vizi pochi, lussi pure. Si è comprato un Ferrari Testarossa, ma è in vendita. Non va allo stadio. «Per vedere la gente che corre? Allora molto meglio i Mondiali di atletica. Seguo il calcio internazionale, specialmente sudamericano». Di fronte al budino della casa confessa il suo dolce del pallone: Edmundo. Galvao ha fatto volontariato con gli anziani e adesso lo fa con la squadra «Quattro Stagioni», insieme con l' ex nuotatore Lamberti e il pilota Alex Caffi. Frequenta poco i calciatori. Gli amici sono quelli del paese, con cui è cresciuto. Vacanze? Sguardo perplesso. Sempre qui, dove adesso sale la nebbia e d' estate c' è la foschia del caldo accecante. Quel pallone che d' inverno non divide che con se stesso, d' estate lo accerchia d' amici, ognuno battezzato con un soprannome: Elio «Azzo Riquelme», Frankie «Sousa Edmundo», Alberto «Juninho Pernambucano», Aurelio «Ronaldinho Gaucho», Gigi «Socrates». Barbariga, ogni giorno, ore 18, partitella. Nei campi attorno, a raccogliere radici, cornetti e carote, adesso ci sono gli extra-comunitari. Di menonere ce ne sono sempre meno. Il tempo è inesorabile, solo l' amicizia lo rallenta. Roberto Perrone 5 MAGLIE IN SERIE A CHI E' Agente immobiliare Romano Galvani (foto) è nato a Manerbio (Bs) il 25 agosto 1962. Il padre macellaio, la madre casalinga. Due fratelli, di cui uno è morto, e una sorella. Lui è il più piccolo. Vive nella Bassa bresciana, nella vecchia cascina (ristrutturata) dov' è cresciuto. Con il calcio non ha più legami. Lavora nel campo immobiliare. LA CARRIERA Gli inizi a Cremona Cresciuto nella Cremonese (fino alla storica promozione in A del 1984), è passato all' Avellino per 3 miliardi (cifra considerevole per l' epoca) nel 1985. Quindi al Pescara e al Bologna dove ha giocato fino al 1992, esclusa la parentesi nell' Inter tricolore. Romano Galvani. TRICOLORE NELL' 89 .TRE PARTITE CON L' INTER LA FRASE Romano Galvani arriva all' Inter nella stagione 1988-89: 3 presenze e lo scudetto. In totale gioca 107 partite in serie A (4 gol), con Cremonese, Avellino, Pescara e Bologna. Lo chiamavano «Galvao» per le sue caratteristiche tecniche. Nell' 89 l' Inter di Trapattoni conquista lo scudetto dei record con 58 punti (campionato a 18 squadre con 2 punti per vittoria) con cinque giornate d' anticipo. C' erano invidie, ma c' era Trapattoni: una brava persona, anche se non mi piace il suo gioco

Perrone Roberto
Pagina 44
(10 novembre 2002) - Corriere della Sera


 

Aggiornato al: 25/08/2010

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