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Ricorrenza del: 21/12/2025

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ADDIO A RUMIGNANI

 

Calcio, addio a Giorgio Rumignani allenatore delle salvezze “impossibili”
Aveva 86 anni. Mezzala in Serie B e C tra il 1957 e il 1971, come tecnico ha guidato squadre storiche tra cui Barletta, Piacenza, Andria, Pisa, Pescara, Ravenna, Monza e Palermo.

Giorgio Rumignani è morto nella sua casa di Lignano Sabbiadoro (Udine) a 86 anni. Calciatore nel ruolo di mezzala in Serie B e C tra il 1957 e il 1971, si è distinto per acume tattico, affidabilità e senso della posizione. Da tecnico ha allenato numerose squadre tra cui Barletta, Piacenza, Andria, Pisa, Pescara, Ravenna, Monza e Palermo.

Particolarmente importanti le due stagioni al Pescara, tra il 1993 e il 1995, dove conquista una salvezza in Serie B che rappresenta un momento di svolta decisivo per la società e per la tifoseria biancazzurra. Tra le salvezze memorabili di Rumignani anche quella del 1987 con il Barletta, sempre in Serie B, che lui stesso definì “miracolosa”.

Il Pescara: “Ha scritto una pagina indelebile della nostra storia”
Sui suoi account social il Pescara lo descrive come “un uomo di valori, carattere e competenza. Giorgio Rumignani ha scritto una pagina indelebile della nostra storia con la salvezza del 1993/94. Il Pescara Calcio si unisce al dolore della famiglia. Ciao mister”.


Con la scomparsa di Giorgio Rumignani esce di scena uno dei protagonisti più autentici e ricordati del calcio biancazzurro della metà degli anni Novanta. Una sola stagione sulla panchina del Pescara, la 1993-94, è bastata per entrare di diritto nella storia del club adriatico, lasciando un segno profondo e indelebile nella memoria dei tifosi.
Arrivato in corsa in una situazione ai limiti del disperato, Rumignani prese in mano una squadra partita ad handicap, depressa nei risultati e nello spirito, reduce da una penalizzazione e da continui cambi in panchina. Prima di lui, infatti, il Pescara aveva affidato la guida tecnica a Vincenzo Zucchini e Gianni Corelli, senza però riuscire a trovare stabilità e continuità. Fu allora che la dirigenza decise di affidarsi al tecnico di Gemona, uomo di esperienza, carattere e grande spessore umano. Da quel momento iniziò una vera e propria impresa sportiva. Rumignani seppe forgiare un gruppo, ricompattarlo e condurlo a respirare un’aria più salubre, lontano dalle sabbie mobili della classifica. Sul suo conto sono stati narrati episodi e racconti diventati ormai epici nella vita del club: i suoi sermoni, i discorsi alla squadra prima delle partite, rivolti a un gruppo sfiduciato, sembravano usciti dai migliori film con Lino Banfi, capaci di strappare sorrisi ma soprattutto di toccare le corde giuste. Epigono di un calcio tradizionale, fedele al principio del “prima non prenderle”, una filosofia inizialmente poco amata dalla piazza, Rumignani ebbe però il merito di mettere tutti d’accordo: prima di tutto veniva il bene del Delfino. E i risultati gli diedero ragione.Quel Pescara poteva contare su una rosa di qualità ed esperienza. In attacco spiccavano Andrea Carnevale, vero trascinatore e capocannoniere stagionale con 14 gol, il compianto Stefano Borgonovo ed Edi Bivi. A centrocampo uomini come Gianluca Gaudenzi, Giuseppe Compagno, Frederic Massara, oltre a Franco Marchegiani, Angelo Terracenere e Ottavio Palladini, garantirono equilibrio e sostanza. In difesa l’esperienza di Ubaldo Righetti, Roger Mendy, Salvatore Antonio Nobile, Salvatore Alfieri, Hiacomino Dicara e Giovanni Loseto fu fondamentale, mentre tra i pali si alternarono Marco Savorani, Ivan Martinelli e Fabrizio Pisano. Carnevale, con le sue 14 reti, fu anche tra i migliori marcatori dell’intera Serie B 1993-94, trascinando il Delfino verso una salvezza che, a un certo punto, sembrava insperata. Il Pescara chiuse infatti il campionato al 15° posto con 35 punti, conquistando la permanenza in categoria nonostante tutte le difficoltà vissute durante la stagione. Un autentico miracolo sportivo, costruito giorno dopo giorno grazie alla capacità di Rumignani di convincere e conquistare quel gruppo di ragazzi anche e soprattutto con la sua enorme cifra umana. Più che un semplice allenatore, fu un riferimento, una guida, un uomo capace di entrare nella testa e nel cuore dei suoi calciatori. Nel giorno della sua scomparsa, anche il Pescara Calcio ha espresso profondo cordoglio, ricordando Rumignani come una figura di grande spessore umano e professionale, capace di scrivere una pagina indelebile della storia biancazzurra. Un’impresa che ancora oggi rappresenta un esempio di attaccamento, determinazione e spirito di sacrificio. Giorgio Rumignani se ne va a 86 anni, ma resta per sempre nella memoria collettiva pescarese come l’uomo che, quando tutto sembrava perduto, riuscì a rimettere in piedi il Delfino. Un pezzo di storia biancazzurra che non verrà dimenticato.


 



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