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Ricorrenza del: 14/01/2011

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2011: DI FRANCESCO E CONTE VECCHIE RUGGINI ETERNI AVVERSARI

 

In campo se le davano di santa ragione, erano i tempi del duello Juventus-Roma: Antonio Conte in maglia bianconera ed Eusebio Di Francesco con quella giallorossa. Erano gli anni Novanta. Le accuse di sudditanza psicologica degli arbitri verso la vecchia Signora e le risposte piccate. A distanza di anni, Di Francesco e Conte sono tornati a beccarsi. Il primo sulla panchina del Pescara, l'altro su quella del Siena. E' accaduto venerdì notte 14 gennaio 2010, dopo l'anticipo della 22ª giornata, vinto dai toscani per 2-1. Partita ricca di episodi controversi e discutibili. Botta e risposta a distanza, prima davanti alle telecamere di Sky e poi in sala stampa. I due si sono incrociati senza sapere l'uno senza conoscere il pensiero dell'altro. L'argomento è lo stesso: la direzione di gara, questa volta del signor Emilio Ostinelli della sezione Aia di Como. E' partito Eusebio Di Francesco. Già alla fine dell'incontro si era lamentato con l'arbitro, al centro del campo, per alcune decisioni. Poi, davanti alle immagini televisive, è sbottato: «Tognozzi tocca il pallone, nel contrasto con Kamata. Perché ammonirlo per la seconda volta? No, questo cartellino giallo non ci sta. E mi dispiace perché si tratta di un episodio che ci ha penalizzato e ha deciso la partita, a poco più di un quarto d'ora dalla fine. E poi: perché appena 3' di recupero quando solo con le espulsioni di Conte e di Tognozzi si è perso il doppio del tempo? Senza contare le sostituzioni... Il Siena è una squadra forte, non ha bisogno di questi aiuti». Era arrabbiato Di Francesco. E proprio per questo motivo ha tradito uno dei suoi principi: "Mai parlare dell'arbitro", così come ha fatto nell'ultimo anno. Probabilmente, è l'eccezione che conferma la regola. Sta di fatto che la tensione agonistica era ancora viva e non si è trattenuto, confortato dalle immagini televisive. Il tecnico biancazzurro lascia la postazione Sky a Conte ed ecco la replica piccata: «E il fallo da espulsione di Mengoni su Larrondo nel primo tempo? L'atterramento di Calaiò in area?». E poi in sala stampa: «Ma lasciamo perdere le stupidaggini..». E ancora: «Perché non me le ha dette in faccia certe cose? Si rivedesse la partita prima di parlare», riferito a Eusebio Di Francesco. Il tema di sempre a distanza di anni: i presunti favori arbitrali. Anche se il tecnico del Pescara non voleva scatenare la santa Barbara che si è accesa nella notte del Franchi. Tant'è che il giorno dopo non ha voluto replicare, vuoi per mantenere i toni bassi vuoi per non concedere alibi alla squadra. Ma ascoltando le parole di Di Francesco e Conte, venerdì notte, è sembrato di tornare indietro nel tempo. Hanno lasciato il campo per sedersi in panchina, ma continuano ad avere una visione diversa del calcio. E, soprattutto, degli episodi al centro delle valutazioni dell'arbitro. Chissà, c'è anche un pizzico di antipatia personale da imputare alle vecchie ruggini tra Juventus e Roma. Come due rette parallele che non s'incontrano mai. Troppo diversi: il pescarese Eusebio Di Francesco dai modi garbati, ma fermi; il salentino Antonio Conte più fumantino. Ognuno per la sua strada. Diversa, ovviamente.


 



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