CITTA' DI PESCARA - LA GRAMMATICA PESCARESE - SOLOPESCARA.COM

 

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  Introduzione 

Questo manuale è una sintesi di quegli aspetti della grammatica PESCARESE che sono spesso fonte di dubbi, incertezze ed errori, specialmente per i non indigeni della costa abruzzese. Non sono stati inclusi, pertanto, argomenti quali l’analisi logica o l’uso dei tempi e modi verbali, che possono presentare difficoltà.

L’obiettivo di questo manuale è rendere meno arduo l’apprendimento della lingua pescarese e ogni suggerimento che contribuisca a perfezionarlo e a farne uno strumento più utile, meriterà senz’altro la riconoscenza di tutti i prossimi eventuali utenti.

 Lettere e suoni 

L’alfabeto pescarese è: a-b-c-d-e-f-g-h-i-j-l-m-n-o-p-q-r-s-t-u-v-w-y-z

Le lettere j, k, w, x, y si usano soprattutto in certe parole di origine marinara. I nomi di queste lettere sono: i lungo o iod, cappa, vu doppio o doppio vu, ics, ìpsilon o i greco, st.

Le lettere della lingua pescarese sono circa 30: sconosciuti i numeri di suoni vocali e consonantici possibili, eccone alcuni: a, é, è, i, ó, ò, u;  b, c, ch (q), d, f, g, gh, gl, gn, l, m, n, p, r, s, s, sc, st, t, v, z, z

 Suoni vocali 

 a,é (chiusa)(aperta),i,ó (chiusa) (aperta),u (chiusa),j (aperta).

 Suoni consonantici 

 b, c palatale, c gutturale, d, f, g palatale, g gutturale, gl, gn, l, m, n, p, r, s sorda, s sonora, sc, t, v, z sorda, z sonora, st gutturale.

E' regola quasi generale del pescarese l'eliminazione della vocale finale delle parole.

 Suono aperto e chiuso di E, O 

Non ci sono regole semplici per stabilire la corretta pronunzia. Nei casi dubbi, occorre consultare un vecchio della marina, tenendo presente che di solito nei porti non è salutare avventurarsi.

In certe parole, la pronuncia aperta o chiusa non determina il significato:

ngùlo! (accidenti!, esclamazione)

ngulo (nel posteriore)

frégna (bella donna)

frègna (bella cosa, bella battuta)

sci (si,affermazione)

sci (attrezzi per la neve)

frechete (ci puoi giurare)

frèchete (invito a farsi usare dal posteriore)

èss (lettera)

éss (pronome)

fòss (fossa)

fóss (essere)

mòzz (perno di ruota)

mózz (marinaio)

pèsc (frutta)

pésc (di pesci)

post (attendere)

pòst (ufficio PT)

scòp (fine)

scóp (verbo scopare)

scòrt (scortare o scorgere)

scórt (finito, esaurito)

facc (fare)

fàcc (viso)

 Sordo e sonoro 

I suoni sordi si producono senza vibrazione delle corde vocali. I suoni sonori richiedono la vibrazione delle corde vocali. Quando si parla sussurrando non entrano in azione le corde vocali; si emettono quindi soltanto suoni sordi e non si può distinguere, per esempio, il diverso suono iniziale di  mo ti sbran e sting a studià.

Il pescarese conosce altri tipi di suoni che vengono emessi otre che dalla cavità orale (nel dopo pasto in fase di digestione) anche da altri orifizi (nei frequenti casi di intasamento intestinale) che in questa sede non interessa approfondire ma che per la loro importanza meritano comunque un cenno.

 S sorda, s sonora 

La s è sempre sorda quando è iniziale di parola e si trova davanti a vocale: lu sal, sci sempr. È anche sorda davanti alle consonanti sorde p, f, t, c: sparit, sfrattat, mosc. Invece è sempre sonora davanti alle consonanti sonore b, v, d, g, m, n, l: sbranat, svenut, sdraiat, sgrazjat, smànj, snodabbile, slittat, sgummat.

La s doppia è sempre sorda: rifless, passion

 Z sorda, z sonora 

La z sorda (z) si pronunzia pressappoco come tts ; la z sonora (z) si pronunzia pressappoco come ds.

La z, si pronunzia in pescarese quasi sempre raddoppiata:  democrazia (democrazzia), azione (azzione), bizantino (bizzantino), statt zitt (stattzzitt), lo zodiaco (lozzodiaco), vizio (vizzio), la zebra (lazzebra).

Non ci sono regole semplici per determinare la pronunzia del pescarese, e occorre quindi consultare sempre un anziano tenendo presente che la pronuncia cambierà a seconda del quartiere cittadino dal quale l'indigeno proviene.

 Digrammi 

Ch, gh servono per indicare la pronunzia gutturale di c e g davanti a e, i: li vichingh.

Sc tra vocali si pronunzia raddoppiato:

Gn si pronunzia sempre come lu gnòm,

Gl si trasforma quasi sempre in j e je nel plurale (provuncia jh- je) se si trova tra vocali: foglie (foje), aglio (ajh). In certe parole come nell'esempio sopra ne interrompe la pronuncia.

 Rafforzamento consonantico del pescarese 

Le consonanti B, Z e T di una parola si raddoppiano quasi sempre: sabato (sabbato), statt ferm (stai fermo), li so zzittit (l'ho ammutolito). 

La distinzione dei suoni b e v è essenziale in casi come benefico e venefico, basto e vasto, ecc.

 La d dolce non c’è 

In pescarese, la d è sempre sorda, cioè si pronunzia sempre come la d iniziale di dedalo e a volte sostituisce la t nella parte finale della parola troncandone la pronuncia: intanto (intand).

 L’accento 

L’accento è facoltativo e si scrive obbligatoriamente a seconda della pronuncia. Nei casi dubbi occorrerà consultare gli anziani pescaresi.

In certi casi, il significato della parola vària secondo l’accento:

 L’articolo 

Determinativo:

 lu, la (singolare)  le (plurale)

Indeterminativo:

un, na

Gli articoli indeterminativi non hanno plurale: un è aggettivo o pronome; un si usa come pronome (l'un e l'atr);

  Con articolo, senza articolo

I nomi maschili e femminile di persona rifiutano l’articolo neanche nell’uso familiare: non si dice il Mario, lo Stefano, nè si può dire la Maria, la Stefania.

Se il nome proprio è preceduto da un titolo, non si premette l’articolo: lu dottor, la cuntess,  maestro, zi, san, don. In alcuni casi il titolo sostituisce il nome: maestro, don, dottò, professò.

I termini di parentela non vengono preceduti dal possessivo ma sono seguiti da esso senza l’articolo: patrm (mio padre), soret (tua sorella), zijt (tuo zio), fijt (tuo figlio), nipotth (tuo nipote),

Nel caso i termini di parentela siano accompagnati da un aggettivo qualificativo, questo viene posto dopo il termine: patrm car (il mio caro papà) zijm bell (il mio bello zio), mamm adurat (la mia adorata madre).

Mari, monti e fiumi vogliono l’articolo: lu Pescar, la Majell, lu Gran Zass.

I nomi di città non lo vogliono, tranne Il Cairo, La Spezia, L’Aquila, La Mecca, L’Avana. I nomi dei paesi non seguono regole fisse: la Spagn, lu Belgj, l’Itaglj, la Germanj, la Frang, lu Brasil, etc.

Le isole grandi in genere vogliono l’articolo: la Sicigl, la Sardegn, lu Madagascar.

Le isole piccole in genere respingono l’articolo: Ischj, Capri, Caprer, Elb.

 Partitivi 

mbò e na sostituiscono del, degli, della, delle che hanno valore partitivo, cioè indicano che si estrae una parte del tutto:

Damm mbò d vin, Vuless mbò d frutt, so truvat mbò d'amicizj.

 Il nome (e l’aggettivo) 

Nomi comuni e propri

I nomi comuni indicano uno o più individui, senza distinguerli dal resto della specie: donna, città, fiume. I nomi propri si riferiscono a un determinato individuo, isolandolo dal resto della specie: Tonino, Pescara, Tavo. Vanno scritti con maiuscola iniziale.

Il soprannome va sempre posposto al nome e sostituisce il cognome. Da evitare la consuetudine burocratica dell’appello per ordine alfabetico: non D'annunzio Gabriele ma Gabriele De La Marin, Franc Lu Pescator, Giuvann Lu Biond, Giugl lu zizzon, etc.

  Il pronome (e l’aggettivo) 

Pronomi personali

Funzione di soggetto

ji, tu, cullu'-chillì-cussù-chissì, nu, vu, iss

Funzione di complemento

Forme toniche: me, tu, sé, cullu, chilli, nu, vu, quiss

Forme atone: mi, tu, si, lo, la gli, ne, ci, vi, li, le

Nel pescarese, le forme essa, ella sono sono sostituite da chillì e chissì. Anche esso,egli, essi vengono sostituiti da cullù, quill in funzione di soggetto. Quindi si potrà dire:

Cussù parla - cullù parla - parla

Chissì parla - Chillì parla - parla

Quill parlano - Quiss parlano

(ma se il riferimento è ad animale, a vegetale o a essere inanimato, si potrà usare solo quess).

 Quadro riassuntivo: Prima e seconda persona 

soggetto

ji

tu

nu

vu

complementi
(forma forte)

me
(a me, con me, ecc.)

te
(a te, con te, ecc.)

nu
(a nu, ch nu, ecc.)

vu
(a vu, ngh vu, ecc.)

complemento oggetto o di termine
(forma debole)

mi

tu

ci

vi

 Quadro riassuntivo: Terza persona 

soggetto

cullù cussù

chillì chissì

quiss

quiiss

complementi (forma forte)

cullù
(a cullù, co cullù, ecc)

chillì
(a chillì, co chillì, ecc)

quiiss
(a quiss, ngh quiss, ecc)

quiiss
(a quiss, ngh quiss, ecc)

complemento oggetto (forma debole)

lu

la

li

le

complemento di termine (forma debole)

gli

le

(quiss)

(quiss)

complemento di specificazione, ecc.(forma debole)

ne

ne

ne

ne

 Pronomi allocutivi 

Quando ci si rivolge a un interlocutore di riguardo, si usa soltanto il lei o Dottò, Maestro, Professò.

Se lei si riferisce a persona di sesso femminile, si usa Signò.

 Pronomi e aggettivi possessivi 

la mi, la tu, la su, la nostr, lu vostr, la lor possono essere sia aggettivi, sia pronomi: purt la machina mi - purt la mi.

 Pronomi e aggettivi dimostrativi 

Quess, quell possono essere sia aggettivi, sia pronomi.

Quiss, quill, cussù, chissì, cullù, chillì, iss possono essere solo pronomi, e si riferiscono solo a persone.

 Pronomi e aggettivi indefiniti 

Cacchèdun, tàlun, ciascun, nisciun; tand, poc, parecch, tropp, tutt, tand, alquand, altrettand.

Un e i composti ognun, qualcun (qualcheduno), si adoperano solo come pronomi.

Natr indica di solito cosa, ma unito all’articolo indica persona: l’atr, n'atr, l'itr. Itri serve anche come pronome maschile singolare di terza persona: Dill pur all'itri cumpagna tu.

Chiunqu, chicchessia sono composti di chi.

Caccos (qualche cosa) ha soltanto valore neutro, e l’accordo si fa al maschile: A success caccos.

Nind, nulla, alcunché si riferiscono solo a cosa.

Va ricordato anche l’uso della particella pronominale indefinita si: si dic, si fa, ecc.

 L’avverbio 

L’avverbio modifica il senso di un verbo, un aggettivo o un altro avverbio: dolcemente, eventualmente, presto, volentieri, forse, mo, qua, allà, dovunque, na frech, tand, tropp, quantd, quas, altrimendi, ben, mal, altrovv.

Le locuzioni avverbiali sono gruppi di parole che equivalgono ad avverbi: d’improvvis, di frequend, press’a poc (pressappoco), all’incirca, d’ora in poi, di qua, di su, di quando in quand, di bòn’ora, per l’appunt, senza dubbj.

  Forme alterate 

Vi sono avverbi che hanno pure forme alterate: ben-benin-benon, mal-malucc, poc-pochin-pochett, tard-tardin-tarducc, prest-prestin-prestucc

 Aggettivo come avverbio  

L’aggettivo può essere usato con funzione avverbiale: parl fort, guard fiss.

 Affatto 

Affatt significa interamente. Non ha di per sé valore negativo, quindi la frase è affatt priv di malizia significa è interamente privo di malizia; un’opinion affatt divers significa un’opinione del tutto diversa. Ma dall’uso abituale di rafforzativo della negazione (non ho affatto sonno, nient’affatto) deriva il senso negativo che gli si attribuisce, per esempio, nella risposta: "sind cald?" "Affatt!" (per niente).

 La preposizione 

Le preposizioni servono a collegare e raccordare tra loro i costituenti della proposizione, o più proposizioni: vaj a la cas di pepp; vaj a la casa di peppe pi studià.

Le preposizioni più frequenti sono d, a, da, in, con, su, per, tra (fra). Queste vengono chiamate preposizioni proprie, perché hanno solo funzione preposizionale. Altre preposizioni, dette improprie, possono avere anche funzione di avverbio, aggettivo, verbo: anninz, arret, mbach, dop, prim, aunit, sopr, sott, dentr, for, lung, vicin, luntan, salv, second, durand, nonostand, esclus, eccett, trann, ecc.

Vi sono, inoltre, gruppi chiamati locuzioni prepositive: prim di, dop di, men di, invec di, pe man di, a colp di, di là da, fin a, vicin a, anninz a, arret a, attorn a, immezz a, oltr a, di frond a, di fiang a, a favor di, al di là di, ad oper di, a seguit di, da part di, for da, fina da, di ecc da, di là da, in cim a, in bas a, in relazzion a, in combagnia di, in scambio di, in conseguenza di, in considerazzione di, in armonij con, vicin a, aunit a, ecc.

In genere, le locuzioni prepositive hanno la stessa funzione delle proposizioni:

l’accis pemmezz d nu pugnal - l’accis ng nu pugnal

Si noti però che preposizione e locuzione prepositiva non sono sempre intercambiabili: per esempio, si può dire indifferentemente lu pont è costruit dall' uperaj oppure lu pont è costruit da part dall' uperaj, ma non possiamo dire la costruzion dellu pont dall' uperaj, ma soltanto la costruzion dellu pont da part dell' uperaj.

 Preposizioni articolate 

Se l’articolo determinativo (lu, lo, la, i, gli, le) è preceduto da una delle preposizioni di, a, da, in, su, si unisce ad essa dando luogo a una preposizione articolata:

di: del, dell, della, dei, degli, delle

a: al, allo, alla, ai, agli, alle

da: dal, dallo, dalla, dai, dagli, dalle

in: nel, nello, nella, negli, nelle

su: sul, sullo, sulla, sui, sugli, sulle

 Frasi da ricordare  

Le preposizioni offrono molte occasioni per sbagliare, soprattutto perché il loro uso è quasi del tutto casuale. Qui riportiamo gli errori più frequenti del pescarese nella colonna di sinistra, e la forma corretta in italiano nella colonna di destra:

PESCARESE

ITALIANO

man amman

a mano a mano; man mano

du a ddù

a due a due

poc a poc

a poco a poco

facc a facc

faccia a faccia

vicin Mlan

vicino a Milano

la matin

la mattina

luneddì

lunedì

tre mijun a lu mes

tre milioni al mese

cert voht mi sti ntpatc

a volte mi sei antipatico

addumman

domanda (chiedi)

appress alla vostr letter

in risposta alla vostra lettera

abbt a Piazza Duc

abita a Piazza Duca

vaj a Mlan

vado a Milano

vaj all' Italij

vado in Italia

sfurzà peffà

sforzarsi di fare

mbas a li cas

a seconda dei casi

cchiù fredd de lu ghiacc

più freddo del ghiaccio

cchiù alt che tu

più alto di te

sopr na segg

su una sedia

mi li pij ji ngol la colp

prendo su di me la responsabilità

arcasc sopra a vu

ricadrà su di voi

fra fratill

tra fratelli

Sono anche errori comuni nel pescarese le costruzioni lu gelat alla crem, li spaghtt alla pummador, pane all’oij, ma il loro uso è diventato ormai inestirpabile tra i pescaresi, e nessuno dice più lu pane ngh l’oij, li spaghetti ngh la pummador, lu gelat d crem, che sarebbero le forme corrette

 La congiunzione 

Le congiunzioni uniscono due o più termini di una proposizione o due o più proposizioni in una frase o periodo: e, anche, pure, né, neppur, neangh, nemmen, nonghé, ma, però, tuttavj, nondimen, nfatt, ebben, perciò, dunque, quind, se, che, purché, siccom,  ecc.

Se gli elementi uniti sono sintatticamente equivalenti, le congiunzioni si chiamano coordinative. Se invece non lo sono, si chiamano subordinative:

Tinga studià storij e matematic (coordinativa)

Ni iesch picché piov (subordinativa)

Ci sono anche locuzioni congiuntive e congiunzioni composte, formate da più parole: di modo che, dop ddi che, in quando, nel caso che, nel tempo che, nell’istante che, in modo che, nel senso che, per quando, pi lu fatt che, senza che, man a man che, a condizjone che, ecc.

 il verbo 

 Transitivi e intransitivi 

I verbi transitivi possono avere un complemento oggetto: Marco legg nu libr. Anche se il verbo viene usato in forma assoluta (Marco legg) il verbo rimane transitivo, perché è implicita l’esistenza di un oggetto.

I verbi intransitivi non possono avere un complemento oggetto: Marco sbianco' - Marco magnava.

  Verbi ausiliari 

Per i verbi transitivi, l’ausiliare è solo avere: Marco sa lett nu libr - so ricevut na lettera. Per i verbi intransitivi, gli ausiliari sono essere e avere: Marco sa sbiancat - Marco ha dormit. Quando l’ausiliare è avere il participio passato rimane invariato, mentre quando l’ausiliare è essere concorda in genere e numero con il soggetto: Marco e Mario hanno corso - Marco e Mario s'ann sbiancat - Maria sa sbiancat - Le ragazze hann it alla scol.

Per stabilire l’ausiliare dei verbi intransitivi si dovrà consultare un marinaio della marina di pescara, oppure aiutarsi della seguente regola pratica:

Richiedono l'ausiliare essere gli intransitivi il cui participio può essere usato come attributo del soggetto (in funzione di aggettivo). Per esempio, i participi dei verbi nascere, crescere, morire sono rispettivamente nat, cresciut, mort. Questi participi possono essere usati come attributo del soggetto, come dimostra il fatto che concordano con esso: na bardasc nata a Piscar - nu bardasc nat in Italia - li bardisc nat nellu 2000. Si dirà quindi: ha nat a Milan - sem cresciut aunit - etc.

Gli intransitivi il cui participio non può svolgere la funzione di attributo richiedono l'ausiliare avere. Per esempio, i participi dei verbi ridere, camminare, parlare (riso, camminato, parlato) non possono essere usati come attributo. Infatti, sarebbe errato fletterli al plurale o al femminile (risa, camminate, parlati, ecc.). Quindi si dirà: so ridut fin a piagn
hann camminat quas du chilometr - avet parlat prim di lu temp

  Verbi servili 

Oltre agli ausiliari, possono reggere l’infinito di un altro verbo anche dovere, poter, volere: so dovut arturnà - nin li so potut aiutà - Marco vò durmì.

Il verbo servile prende per lo più l’ausiliare del secondo verbo: so turnat - so dovut arturnà; so iutat - so dovut aiutà.

 Verbi irregolari 

ire, dar, far, st'are; cascare, giacér, godér, convingere, piacér, potér, armanére, sapére, assittare, zittire, tenér, valér, vedér, volér; appicciare, addunarsi, afflìggere, allùdr,  appènnere, àrder, assòlvere, assùmere, attìngere, béver, addummannà, archiudere,  còjere, congèdere, condurr, arcunosc, córr, créscere, cuninare, decìd, difèndere, dipìngere, dirìgere, discùtere, arcapà,  frecàre, emèrgere, esìstere, arcacciare, fìngere, spezzare, fóndere, frìggere,  giùngere, invàdere, lèggere, méttere, muccicà, mùngere, muòvere, nàscere, annascóndere, pèrdere, imbuscàre, piàgnere, piòvere, pòrgere, pórre, prèndere, protèggere, pùngere, ràdere, stennere, rdìrimere, ammantenere, rèndere, ardare, rìdere,  asponnere, rómpere, scégliere, capare, arcalare, scéndere, sciògliere, scrìvere, scuòtere, arvucicare, sórgere, spànnere, spèngere (spègnere), spìngere, strìngere, tèndere, allungare, tìgnere, tògliere, levare,  ognere, vìncere, vìvere, apparire, cumparire, aprire, dire, morire, offrire, salire, sendire, uscire, venire, arturnare.