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Cognome: Fedele    Nome: Franco

 

 

Stagione: 1990-1991      Categoria: Serie B

 

Ultima Modifica: 03/03/2008

   

Biografia:

 Tratto da un'intervista di Tontodonati su "Il Centro" del marzo 2014
L’amore per i colori biancazzurri non muore mai. Franco Fedele, ex presidente del Pescara, è ancora un fedelissimo. A distanza di anni, continua a frequentare lo stadio, spesso in compagnia della moglie, Piera, tifosissima anche lei, che Giovanni Galeone chiamava “La presidentessa”. Franco ama il calcio, come suo fratello Aldo, colui che l’ha coinvolto nell’avventura in società, e Davide, il più piccolo che un brutto male ha portato via due anni fa. Una famiglia appassionata di calcio che porta il Pescara nel cuore.

Fedele, da quanto tempo segue il Pescara?

«Da quando ero bambino. Sono stato e sarò per sempre un grande tifoso».

Come è maturato l’ingresso in società?

«Quando la squadra della città attraversa momenti poco felici, si cerca di coinvolgere l’imprenditoria locale. All’inizio, ci è stato chiesto di dare una mano, poi la passione ha preso il sopravvento e siamo entrati nei quadri dirigenziali. Scibilia voleva disimpegnarsi e per un po’ è rimasto ai margini, ma poi lo abbiamo convinto a rientrare. Con lui i rapporti sono sempre stati ottimi».

Dopo la retrocessione del 1989, siete ripartiti con Castagner, poi sostituito da Reja.

«Stagione sfortunata. Dopo l’avvento di Reja, la squadra ha risalito la china insediandosi tra le prime della classifica. Poi, un brutto calo di rendimento e nessuna vittoria da marzo. Ricordo una contestazione dei tifosi all’aeroporto dopo la sconfitta di Cagliari. Reja, che aveva svolto un buon lavoro, ha accusato il colpo e alla fine ha deciso di andarsene, anche se gli avevamo offerto il rinnovo del contratto».

Nell’estate del 1990, assunta la carica di presidente, ha scelto Carlo Mazzone con l’obiettivo di tornare in A.

«Abbiamo puntato su un allenatore esperto e affidabile. Purtroppo, i risultati sono stati deludenti. La squadra non è riuscita ad esprimere un calcio piacevole. Inoltre, Mazzone ha avuto qualche attrito con la piazza per cui ha preferito rassegnare le dimissioni».

Al suo posto, di nuovo Galeone. Una scelta che ha entusiasmato la tifoseria.

«Ero a cena con Scibilia a piazza Salotto, Mazzone si era dimesso da poche ore. Ad un certo punto è arrivato Giovanni Galeone insieme al compianto Gino Pilota. In pochi minuti abbiamo trovato l’accordo. Quell’anno è stato complicato, c’è stato il rischio di retrocedere in C1. Alla fine, ci siamo salvati e l’allenatore è riuscito anche a fare divertire i pescaresi. Nell’ultima partita in casa c’erano quasi 20.000 spettatori, roba da non crederci».

Che ricordo ha di Galeone?

«Una persona speciale che aveva creato un legame unico con la città. Ricordo la partita giocata a Bari tra il Pescara e il Foggia di Zeman, quella della rimonta dal 1-3 al 3-3, un pareggio decisivo per restare in B. Poche ore prima sono andato a salutare la squadra in ritiro a Bisceglie. Era il giorno del mio compleanno e pensavo di trovare facce tese e tanto nervosismo. Invece, arrivato in hotel, ho trovato una tavolata piena di frutti di mare. Me l’aveva fatta preparare Giovanni, sapeva che ne vado matto. Questo era Galeone».

La stagione successiva è quella del ritorno in A. Qual è l’immagine più bella?

«La festa promozione. I tifosi erano pazzi di gioia e anche noi con loro. È stata un’annata straordinaria con i vari Righetti, Bivi, Gelsi, Allegri e Massara. Pensi che, in onore di quest’ultimo, ho avuto un cane per 17 anni che si chiamava Ricky».

Più forte il Pescara di Galeone o quello di Zeman?

«Entrambi hanno dato spettacolo, però quello di Galeone era più equilibrato».

Il pescarese ama il calcio offensivo, ma contano i risultati. Lei dove si colloca?

«Il tifoso è particolare. Riesce ad appassionarsi totalmente solo se vede un gioco piacevole. Se arriva la vittoria tanto meglio, altrimenti torna a casa soddisfatto allo stesso modo. Ovviamente, anche io la penso così: voglio che sugli spalti ci si diverta».

Il migliore biancazzurro di tutti i tempi?

«Leo Junior. Oltre ad essere un calciatore fantastico, era un vero leader, capace di trascinare i compagni con il suo carisma».

Chiudiamo con l’attualità. Esonerato Marino, la società si è affidata a Cosmi.

«È stata la scelta migliore. Ho grande ammirazione per i dirigenti che fanno tanti sacrifici per rendere competitivo il Pescara. Mi dispiace per Marino, sono andato a salutarlo in albergo prima della gara contro il Bari. Credo che sia andato un po’ in confusione. Ora c’è Cosmi, è l’uomo giusto

 

Note:

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