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Ricorrenza del: 11/10/1991

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GALEONE IL FEDELISSIMO

 

GALEONE, IL FEDELISSIMO
Repubblica — 11 ottobre 1991 pagina 29 sezione: SPORT

PESCARA - E' facile capire: basta guardarlo mentre guida abbronzatissimo e senza maglietta l' allenamento dei suoi. Galeone in questo ambiente non può sbagliare. S' è invece perso nelle nebbie di Como e nelle malinconie di una squadra ereditata quando già precipitava verso la serie C. Pescara, dove a metà ottobre la temperatura resiste ancora a venticinque gradi, dove è possibile brindare a champagne dopo un allenamento riuscito, è la città fatta a immagine e somiglianza di Giovanni Galeone. Da questi parti, il tecnico ha sofferto solo l' inspiegabile crollo della sua squadra nella stagione 1988-89. Ma quando ha potuto lavorare a partire dall' estate il Pescara ha offerto un buon calcio. Ora vince in serie B ed è primo in classifica. "Non mi riesce di essere un allenatore part-time - spiega - ho bisogno di avere la squadra fin dall' inizio. Ma non solo per i miei metodi di preparazione, non solo perché i meccanismi della zona vanno insegnati e poi assimilati. Anche perché devo capire e assecondare il carattere dei giocatori. A Como i problemi sono stati anche di carattere psicologico. Con l' amicizia e l' affiatamento, invece, riesce tutto meglio". Deve essere vero, se adesso Ubaldo Righetti ride come non si vedeva dai tempi della Roma; se Edy Bivi può raccontare in giro di sentirsi ancora un ragazzino. Deve esser vero se a Pescara sbocciano talenti come Massara. "Nelle amichevoli ha dimostrato di saperci davvero fare - dice Galeone - ma in campionato non ce ne siamo ancora accorti". Comunque, il Pescara è in testa lo stesso, e Galeone può ricominciare il suo discorso lì dove si interruppe. Dalla vittoria per 3-1 ottenuta tre anni fa in casa della Roma, un trionfo che favorì i sogni della squadra e del suo allenatore, e fu invece il prologo del crollo e dell' incredibile retrocessione. "Mi ricordo benissimo, ma non ci montammo la testa. Anzi, forse il problema fu opposto. Invece di continuare a provare a vincere dappertutto, puntavamo al minimo risultato, considerato sufficiente a quel punto per una tranquilla salvezza. Una grave colpa". La Roma, che pensava a lui come successore di Liedholm, cambiò idea; e ci fu la lite con il presidente abruzzese Scibilia, che lasciò Galeone senza squadra. "Allora si guardava soprattutto ai risultati: contavano quelli, molto più di adesso. Orrico, che con un solo buon campionato alla Lucchese ha ottenuto l' Inter, non avrebbe certo avuto la stessa fortuna". A Orrico e Maifredi è capitata la chance che è sfuggita a Galeone: quella di sperimentare metodi all' avanguardia in una grande squadra. "Maifredi ha fallito perché probabilmente non è stato chiaro con la società: gli hanno messo in piedi una Juventus che non poteva stare in campo. Solo tanti solisti". Potrebbe ritrovare prestigio, Galeone, salendo sul treno che porterà Sacchi alla Nazionale, e accettando di guidare l' Under 21. Si vestirebbe d' azzurro come una parte della critica richiedeva, anche nel suo momento peggiore. "Ho sempre avuto una buona stampa, ma il giudizio di alcuni giornalisti non conta: sono troppo amici. Ma so perché mi appoggiano, perché do un gioco alle mie squadre. Come Sacchi, Eriksson o Liedholm; come Trapattoni che, seppure giochi diversamente, caratterizza comunque la sua squadra. Gli altri tecnici propongono solo calcio alla rinfusa". E il discorso azzurro, e l' Under 21? "Sacchi è bravo, è giusto che gli diano la Nazionale... io, prima devo cercare di riportar su il Pescara". Ci riuscisse, potrebbero beatificarlo. Senza la ricchezza di Udinese, Lecce e Bologna, senza la tecnica di Pisa e Brescia. "Come all' inizio avevo frenato le illusioni, dicendo che c' erano tante squadre migliori della nostra, ora, dopo la sconfitta di Pisa, dico che possiamo farcela. Pisa e Brescia sono più forti di noi, le altre no. L' Udinese ha tanti giocatori che possono fare la differenza, peccato non sappia giocare". Il Pescara il gioco ce l' ha, e pure l' armonia. "Allora, ragazzi, adesso tiri in porta: fate due gol a Savorani e stappo lo champagne...". Savorani prende un gol, poi para tutto. Ci pensa Righetti a vincere la scommessa: "Vada mister, c' è giusto venuta una certa sete". - di STEFANO DE GRANDIS


 



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